Come rispondere alla domanda DI COSA TI OCCUPI?

Se partiamo dalla premessa che ogni nuova persona che conosci sia un potenziale cliente e che quando ti introduci hai 10 secondi prima che la sua attenzione si perda altrove, sei sicuro di comunicare il messaggio giusto?

i tuoi potenziali clienti sanno davvero quello che fai?

Dove con messaggio giusto intendo un messaggio semplice e diretto che davvero rifletta ciò che fai. E che magari permetta anche alle persone di ricordarsi di te. Perché non tutti sono interessati ai tuoi servizi, ma tutti conoscono qualcuno che potrebbe esserlo!

Ecco alcuni spunti per comunicare un messaggio in modo chiaro e diretto:

1. Onestà e trasparenza

È inutile dire cose non vere, quello che vuoi instaurare è sempre un rapporto di fiducia. La fiducia è alla base di tutti i rapporti di lavoro (e non) che hanno successo duraturo. Inoltre, presentarti per quello che non sei ti mette in condizioni di continuare ad essere quello che non sei davanti agli altri. Sei sicuro di voler davvero vivere quella vita?

2. Un messaggio, uno solo

La mente umana è stupida: capisce solo una cosa alla volta. Comunica un messaggio unico, sempre. E cerca di farlo nel modo più diretto possibile: è più semplice comunicare quello che fai dicendo che sei un elettricista, oppure che crei impianti che facilitino lo scorrimento della corrente all’interno di circuiti elettrici?

3. Sii creativo

Dire il mio lavoro è quello di far sorridere la gente, sono un dentista è un modo molto creativo per presentarsi e comunque diretto e semplice da capire per tutti. Essere originale, ma non banale, è la chiave per essere ricordati.

 

L’unico modo per sapere se stai comunicando un messaggio chiaro e diretto e che davvero rifletta ciò che fai, è quello di testarlo: prova! E poi fammi sapere com’è andata, sono cuorioso!

 

PS: come promesso nel video, qui maggiori dettagli su BNI.

Emanuele Fortunati durante la registrazione del video promo per un workshop

Un’idea in testa e un’emozione nel cuore

Ho passato un divertente (e molto interessante) pomeriggio a registrare un video con un caro amico, Nik Ravanelli, che è anche un ottimo video maker e coach.

L’obiettivo razionale era quello di creare un piccolo promo per il workshop del 28 Gennaio. Intuitivamente, invece, il vero risultato finale era quello che creare connessione.

Sono, quindi, andato con un’idea in testa e con un’emozione nel cuore. Durante le registrazioni abbiamo cambiato il testo più volte, e una volta arrivati ad un testo che davvero racchiudeva l’essenza del workshop ci abbiamo lavorato su in termini di parole chiave, linguaggio del corpo, pause ed accenti e una marea di altri dettagli.

Durante tutto il tempo sono però sempre rimasto ancorato al mio end result, stabilire una connessione vera con i possibili partecipanti al corso, e questo ha fatto sì che il video evolvesse naturalmente in quella direzione.

Avendo scelto un risultato finale vero, cioè scelto con il cuore, ha inoltre creato grande entusiasmo e sinergia tra me e Nik, rendendo il tutto molto divertente.

Ovviamente NON è finita qui, perché quando ci si connette davvero a ciò che si ama succede sempre qualcosa di magico. Al termine delle registrazioni tra me e Nik si è stabilita una grande connessione che va oltre all’amicizia e che si estenderà a livello professionale. Lavorare con il mio migliore amico, era anni che stavo aspettando questo momento!

Ancora non sappiamo come, cosa e quando, ma sappiamo che succederà: tempo di lanciarsi nel vuoto e di esplorare nuovi mondi.

PS: giusto per farvi un’idea della bontà di questo lavoro, ecco il risultato finale materializzato:

3 passi per smascherare i piani della mente inconscia (dimostrazione dal vivo)

Non importa quello che razionalmente vogliamo ottenere, se la mente inconscia vuole qualcos’altro non c’è storia: la mente inconscia vince sempre.

Nel video guido Serena attraverso 3 semplici passi che le permettono di smascherare i piani della sua mente inconscia. Ma non finisce qui: questa semplice tecnica (le) permette anche di rifocalizzarsi sull’obiettivo che davvero le sta a cuore… e che nemmeno lei sapeva davvero quale fosse!

Sono poco più di 10 minuti, ma valgono una vita.

 

La vita e’ come pattinare sul ghiaccio

La Vita e’ un po’ come pattinare sul ghiaccio per la prima volta.

Entri in pista, fai i primi passi, ti senti in bilico e cerchi qualcosa a cui aggrapparti. Senti di non essere capace, non sai come si fa. E intanto altri intorno a te sfrecciano disinvolti.

Allora puoi fare due cose: 1- ti aggrappi al bordo e fai tutta la pista attaccato. Ti senti in imbarazzo. Ti avevano detto che e’ divertente e pensi che lo e’, ma forse per gli altri. Che non e’ per te. Ogni giro e’ uguale al precedente.

Oppure puoi scegliere di lasciarti andare. Di prendere coscienza che potrai cadere e via! Lasciare il bordo e buttarti in mezzo alla pista con quel senso di adrenalina mista a eccitazione.
La gioia diventa immensa quando riesci a fare tre passi di fila senza barcollare. Nemmeno te ne accorgi e stai sfrecciando anche te. Poi provi di piu’ ancora: un piccolo salto, una camminata all’indietro. E magari cadi. Ma ti rialzi subito, bagnato e col culo rotto… e con un sorriso immenso sulle labbra e la voglia di un bambino di provarci ancora.

Sta a noi scegliere se pattinare tutta la vita attaccati al bordo, oppure lasciarci andare e sfrecciare in mezzo alla pista godendosi il momento e divertendosi.

Perche’ sai una cosa? Alla fine la sirena suona per tutti, e dovremo lasciare la pista. E a quel punto io voglio pensare di essermi divertito un sacco, non che ogni giro era noioso come il precedente

Pink Guilt

Che uomo di merda. Cazzo.

Ho davvero toccato il fondo, rotto il supporto e continuato a scavare.

Sempre piu’ giu’ sempre piu’ giu’, senza fine.

L’ho fatta grossa, troppo grossa a sto giro. E non so perche’ non riesco a non pensare che a Dante.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la retta via era smarrita”

Dante, cazzo. Io che l’ho sempre odiato, sto spocchioso presuntuoso. Ma perche’ non se ne va dalla testa?!?

Forse e’ perche’ e’ cosi’ che mi sento ora, smarrito. Forse e’ cosi’ che mi sono sentito per piu’ o meno 10 anni ora.

Ma stasera… stasera ho distrutto anche l’ultima gamba di quel tavolo che chiamo dignita’, o amor proprio, o valori veri, puri. Ancora fatico a crederci. No cazzo, non ci voglio credere.

Ho fatto tante cazzate nella mia vita, ma tradire la donna che amo mai. E’ come avessi tradito me stesso, il mio io piu’ vero e profondo.

E il peggio sai qual e’?

Che sono qui, ubriaco fradicio in questo squallido bar del centro. E non riesco a far altro che pensare a me. Non a quanto ho fatto male a Clara, ma a me. Patetico.

PA-TE-TI-CO

Guardo il fondo del bicchiere. E’ di nuovo vuoto. “Un po’ come me, no?” – dico tra me e me.

E rido. Rido da solo pensando che in fondo il bicchiere puo’ essere riempito di nuovo: anche lui sta meglio di me. Io invece sono svuotato dell’anima. Che poi, l’anima, chissa’ che cazzo e’. Sara’ quel fumo bianco che esce dal corpo quando qualcuno muore in certi film? Pesera’ davvero 21 grammi? Ma a chi cazzo e’ venuto in mente di pesare un’anima? Doveva essere una messo peggio di me.

Riempio il bicchiere: “Eccoti indietro la tua anima!” – dico con voce solenne.

CLINN – CLINN

Porte si aprono, porte si chiudono.

Persone, corpi, visi si susseguono. IN-OUT, IN-OUT, IN-OUT. E io invece qui, seduto.

E gioco a giudicarli.

“Tu, vestita di rosso, gonna corta, tacchi a spillo… in carriera. Chissa’ a quanti l’hai data per essere li’ dove sei.”

“E tu, stronzetto vestito a festa? Chissa’ quanta coca ti sei sniffato prima dell’ennesimo colloquio per diventare manager… MA-NA-GER! Boom! Senti come suona potente. Eh si’ stronzetto vestito a domenica. Manager suona troppo bene anche per te. Dai, torna a casa e scopati quella troietta della tua ragazza. Magari mentre tiri su un’altra riga. O magari hai il ragazzo, che ne so. Va di moda oggi tra managers avere il boyfriend

La sfilata di corpi e volti continua, e io anche. Non so per quanto, non sono nemmeno sicuro di aver solo pensato a ste cose e se le ho dette a voce alta.

Perche’ tutti mi guardano, mi scrutano con piglio di disdegno, mi giudicano.

“Come cazzo vi permettete di giudicarmi?” – Non lo dico, o forse si’.

Fanculo, non sapete neanche chi sono. Proprio voi poi. Sicuro avete segreti peggio dei miei.

“Cazzo guardi stronza?” – questa la dico sul serio – “Con quei capelli rosa minchia dovresti solo andare in giro a testa bassa.”

Silenzio. Cazzo. Lo sapevo. Il cervello e’ troppo lento per star dietro alla mia maledetta lingua. Ora avro’ casini. Mi mandano via, magari chiamano anche la polizia…

Posso schiacciare sul rewind?

E mentre si cazzo di pensieri fanno a pugni l’uno con l’altro lei continua a fissarmi. Sta li’, in silenzio, e mi fissa. Ma il suo sguardo timido e sereno, senz’odio ne’ rancore e’ piu’ forte del gin che sto bevendo. E mi spaventa.

Aspetto un insulto, o che abbassi la testa tristemente dopo aver realizzato l’insulto.

Invece no. Lei sta li’ e mi guardo con… con no so… non e’ compassione… sembra quasi amore.

“Lo so che non sei stato tu a parlare cosi’” – Mi dice.

E prosegue – “Dai, hai 4 bicchieri vuoti davanti a te, e uno in mano. A chi vuoi darla a bere?”

Continua – “Non credo tu abbia le palle di dire una cosa del genere da sobrio! E comunque hai ragione: ho sbagliato il colore dei capelli, sono imbarazzanti. Ma fino a stasera non posso farci nulla, e pensa che tra mezz’ora ho anche un colloquio di lavoro. Che culo, eh?”

Si avvicina, sorride.

Mi toglie il drink ti mano, e mi da’ il suo caffe’: “Senza zucchero, e giu’ di un colpo. Starai meglio.”

La sua mano si muove verso il cielo, come per brindare: “Alla vita!”

E continua – “Che e’ tanto stronza quanto bella. Tanto dolce quanto amara. Che un momento e’ un caffe’, e quello dopo e’ gin!”

E giu’: un bicchiere di gin tutto d’un fiato.

Prosegue – “Cosa pensavo, stupida. Che un caffe’ bastasse a vincere l’imbarazzo di un colloquio con ‘sti capelli?!!”

E ridendo, se ne va.

Ora non capisco davvero piu’ nulla. E non solo io: tutti intorno non hanno parole. Ma il loro volti parlano lo stesso. Non mentono le loro espressioni.

E per la prima volta penso che abbiano anche ragione. Sono un coglione. Stronzo, e coglione. Perdente, e coglione. Qualsiasi-insulto-qui, e coglione.

Un angelo dai capelli rosa mi ha appena dato una lezione di vita. E un caffe’. Amaro. Lo odio, ma lo bevo d’un colpo.

Mi alzo. Barcollo. Ma mi impongo di stare in piedi. La cerco con lo sguardo ma e’ sparita. Svanita.

Era un angelo? L’ho sognata? Sto ancora sognando? Sono vivo?

Esco dal bar di corsa, la cerco tra la folla del centro. Follia pura trovare una testa rosa in sto oceano di persone che si muovono.

Poi quel rumore, come di pneumatici che provano a frenare l’auto in corsa.

Il botto. Le grida. Il sangue. La paura.

C’e’ scompiglio in giro.

“NO!” – urlo – “NO CAZZO NO!”

Pink Guilt - il dipinto

Fanculo. Fanculo tutto.

A volte penso solo fanculo tutto.

 

Fanculo il lavoro, gli straordinari, le bollette, l’affitto, il muto.

Fanculo le corse per prendere il treno, le code per l’autobus che non arriva mai. Fanculo al veleno che respiro ogni giorno facendo surfing nel traffico con il motorino.

Fanculo alla scuola che invece di stimolarci ci vuole tutti stupidi allo stesso modo, all’universita’ che ti insegna cose all’avanguardia si’, ma di 50 anni fa.

Fanculo alla societa’ che ci vuole tutti magri ma che ci bombarda di pubblciita’ dei fast food, e poi delle palestre cosi’ se mangi merda mentre corri ti senti comunque bene.

Fanculo alle case farmaceutiche che sono ben felici di continuare a curare il cancro, l’HIV e altre-2000-malattie invece che sconfiggerle.

Fanculo alla produzione di cibo di massa che ci costringe a comprare roba che non mangiamo e va direttamente nel cassonetto, quando dietro l’angolo c’e’ che non si puo’ permettere un pezzo di pane.

Fanculo a banche, assicurazioni, finanziarie e lobby che si spartiscono il mondo davanti a noi accecandoci con la Coppa del Mondo e le Olimpiadi per adolescenti.

E Fanculo a noi che abbiamo perso le palle per ribellarci a tutto questo.

 

Si’, fanculo anche a me

#underskin

Sotto 7 livelli di profondità

Si celano chimere che anelano

A diventar realtà

Ma si sa

La vita come va

Il lavoro e le priorità,

I non so come si fa, non c’é più nulla qua, o non si ha l’età:

Paura e falsità più che verità.

 

Ma se sei fragile

Ci cadi

Se sei stabile l’inevitabile

é vivere da schiavi in mezzo a propri agi.

 

Io non so che penso

Non so che sento

Ma più mi accontento e più non ne trovo il senso

 

E se a volte tutto sembra in fumo come incenso

Il sogno non si è spento

Resta radicato nel profondo come per Inception

#alone

Non scomporsi

Tra dispersi e scomparsi

Facile a dirsi?

Può darsi

Ma facile a farsi…?

Piuttosto facile farsi.

Facile intricarsi tra pensieri sparsi

Distrarsi

E terminare arsi,

Bruciate le sinapsi.

Rincorsi da rimorsi

Morsi da ricorsi

É come perdersi tra i fossi

Ma a perdersi é chi fossi