La vita e’ come pattinare sul ghiaccio

La Vita e’ un po’ come pattinare sul ghiaccio per la prima volta.

Entri in pista, fai i primi passi, ti senti in bilico e cerchi qualcosa a cui aggrapparti. Senti di non essere capace, non sai come si fa. E intanto altri intorno a te sfrecciano disinvolti.

Allora puoi fare due cose: 1- ti aggrappi al bordo e fai tutta la pista attaccato. Ti senti in imbarazzo. Ti avevano detto che e’ divertente e pensi che lo e’, ma forse per gli altri. Che non e’ per te. Ogni giro e’ uguale al precedente.

Oppure puoi scegliere di lasciarti andare. Di prendere coscienza che potrai cadere e via! Lasciare il bordo e buttarti in mezzo alla pista con quel senso di adrenalina mista a eccitazione.
La gioia diventa immensa quando riesci a fare tre passi di fila senza barcollare. Nemmeno te ne accorgi e stai sfrecciando anche te. Poi provi di piu’ ancora: un piccolo salto, una camminata all’indietro. E magari cadi. Ma ti rialzi subito, bagnato e col culo rotto… e con un sorriso immenso sulle labbra e la voglia di un bambino di provarci ancora.

Sta a noi scegliere se pattinare tutta la vita attaccati al bordo, oppure lasciarci andare e sfrecciare in mezzo alla pista godendosi il momento e divertendosi.

Perche’ sai una cosa? Alla fine la sirena suona per tutti, e dovremo lasciare la pista. E a quel punto io voglio pensare di essermi divertito un sacco, non che ogni giro era noioso come il precedente

Pink Guilt

Che uomo di merda. Cazzo.

Ho davvero toccato il fondo, rotto il supporto e continuato a scavare.

Sempre piu’ giu’ sempre piu’ giu’, senza fine.

L’ho fatta grossa, troppo grossa a sto giro. E non so perche’ non riesco a non pensare che a Dante.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la retta via era smarrita”

Dante, cazzo. Io che l’ho sempre odiato, sto spocchioso presuntuoso. Ma perche’ non se ne va dalla testa?!?

Forse e’ perche’ e’ cosi’ che mi sento ora, smarrito. Forse e’ cosi’ che mi sono sentito per piu’ o meno 10 anni ora.

Ma stasera… stasera ho distrutto anche l’ultima gamba di quel tavolo che chiamo dignita’, o amor proprio, o valori veri, puri. Ancora fatico a crederci. No cazzo, non ci voglio credere.

Ho fatto tante cazzate nella mia vita, ma tradire la donna che amo mai. E’ come avessi tradito me stesso, il mio io piu’ vero e profondo.

E il peggio sai qual e’?

Che sono qui, ubriaco fradicio in questo squallido bar del centro. E non riesco a far altro che pensare a me. Non a quanto ho fatto male a Clara, ma a me. Patetico.

PA-TE-TI-CO

Guardo il fondo del bicchiere. E’ di nuovo vuoto. “Un po’ come me, no?” – dico tra me e me.

E rido. Rido da solo pensando che in fondo il bicchiere puo’ essere riempito di nuovo: anche lui sta meglio di me. Io invece sono svuotato dell’anima. Che poi, l’anima, chissa’ che cazzo e’. Sara’ quel fumo bianco che esce dal corpo quando qualcuno muore in certi film? Pesera’ davvero 21 grammi? Ma a chi cazzo e’ venuto in mente di pesare un’anima? Doveva essere una messo peggio di me.

Riempio il bicchiere: “Eccoti indietro la tua anima!” – dico con voce solenne.

CLINN – CLINN

Porte si aprono, porte si chiudono.

Persone, corpi, visi si susseguono. IN-OUT, IN-OUT, IN-OUT. E io invece qui, seduto.

E gioco a giudicarli.

“Tu, vestita di rosso, gonna corta, tacchi a spillo… in carriera. Chissa’ a quanti l’hai data per essere li’ dove sei.”

“E tu, stronzetto vestito a festa? Chissa’ quanta coca ti sei sniffato prima dell’ennesimo colloquio per diventare manager… MA-NA-GER! Boom! Senti come suona potente. Eh si’ stronzetto vestito a domenica. Manager suona troppo bene anche per te. Dai, torna a casa e scopati quella troietta della tua ragazza. Magari mentre tiri su un’altra riga. O magari hai il ragazzo, che ne so. Va di moda oggi tra managers avere il boyfriend

La sfilata di corpi e volti continua, e io anche. Non so per quanto, non sono nemmeno sicuro di aver solo pensato a ste cose e se le ho dette a voce alta.

Perche’ tutti mi guardano, mi scrutano con piglio di disdegno, mi giudicano.

“Come cazzo vi permettete di giudicarmi?” – Non lo dico, o forse si’.

Fanculo, non sapete neanche chi sono. Proprio voi poi. Sicuro avete segreti peggio dei miei.

“Cazzo guardi stronza?” – questa la dico sul serio – “Con quei capelli rosa minchia dovresti solo andare in giro a testa bassa.”

Silenzio. Cazzo. Lo sapevo. Il cervello e’ troppo lento per star dietro alla mia maledetta lingua. Ora avro’ casini. Mi mandano via, magari chiamano anche la polizia…

Posso schiacciare sul rewind?

E mentre si cazzo di pensieri fanno a pugni l’uno con l’altro lei continua a fissarmi. Sta li’, in silenzio, e mi fissa. Ma il suo sguardo timido e sereno, senz’odio ne’ rancore e’ piu’ forte del gin che sto bevendo. E mi spaventa.

Aspetto un insulto, o che abbassi la testa tristemente dopo aver realizzato l’insulto.

Invece no. Lei sta li’ e mi guardo con… con no so… non e’ compassione… sembra quasi amore.

“Lo so che non sei stato tu a parlare cosi’” – Mi dice.

E prosegue – “Dai, hai 4 bicchieri vuoti davanti a te, e uno in mano. A chi vuoi darla a bere?”

Continua – “Non credo tu abbia le palle di dire una cosa del genere da sobrio! E comunque hai ragione: ho sbagliato il colore dei capelli, sono imbarazzanti. Ma fino a stasera non posso farci nulla, e pensa che tra mezz’ora ho anche un colloquio di lavoro. Che culo, eh?”

Si avvicina, sorride.

Mi toglie il drink ti mano, e mi da’ il suo caffe’: “Senza zucchero, e giu’ di un colpo. Starai meglio.”

La sua mano si muove verso il cielo, come per brindare: “Alla vita!”

E continua – “Che e’ tanto stronza quanto bella. Tanto dolce quanto amara. Che un momento e’ un caffe’, e quello dopo e’ gin!”

E giu’: un bicchiere di gin tutto d’un fiato.

Prosegue – “Cosa pensavo, stupida. Che un caffe’ bastasse a vincere l’imbarazzo di un colloquio con ‘sti capelli?!!”

E ridendo, se ne va.

Ora non capisco davvero piu’ nulla. E non solo io: tutti intorno non hanno parole. Ma il loro volti parlano lo stesso. Non mentono le loro espressioni.

E per la prima volta penso che abbiano anche ragione. Sono un coglione. Stronzo, e coglione. Perdente, e coglione. Qualsiasi-insulto-qui, e coglione.

Un angelo dai capelli rosa mi ha appena dato una lezione di vita. E un caffe’. Amaro. Lo odio, ma lo bevo d’un colpo.

Mi alzo. Barcollo. Ma mi impongo di stare in piedi. La cerco con lo sguardo ma e’ sparita. Svanita.

Era un angelo? L’ho sognata? Sto ancora sognando? Sono vivo?

Esco dal bar di corsa, la cerco tra la folla del centro. Follia pura trovare una testa rosa in sto oceano di persone che si muovono.

Poi quel rumore, come di pneumatici che provano a frenare l’auto in corsa.

Il botto. Le grida. Il sangue. La paura.

C’e’ scompiglio in giro.

“NO!” – urlo – “NO CAZZO NO!”

Pink Guilt - il dipinto